Capitana Da Mar & Life

Capitana Da Mar & Life

 

PROGETTO SCULTURA ESTERNA IN BRONZO (Madonna Immacolata Capitana Da Mar)

 

La Vergine Immacolata Capitana da Mar progettata per l’esterno della chiesa omonima si attiene ad un titolo nuovo e allo stesso tempo antico. Nuovo nell’applicazione ad un luogo di culto ed antico per il riferimento storico ad un modello singolare costituito dall’immagine collocata sulla sommità della cupola della Basilica della Madonna della Salute a Venezia. 

Questa immagine è plasmata rielaborando forme iconografiche riconosciute, che trovano ispirazione  nella Sacra Scrittura e diventano significative per la pietà di un popolo che vive in un territorio rivolto al mare com’è il litorale di Jesolo.

Secondo la visione del capitolo 12 dell’Apocalisse, che la tradizione liturgica comprende in senso mariologico, la Madonna Immacolata Capitana da Mar si caratterizza per la corona di dodici stelle sul capo e la luna sotto i suoi piedi. La vittoria sul male, significato dal calpestare il serpente (cfr Gen 3,15) è ribadita dal segno del comando, che gli ammiragli impugnavano mentre conducevano a battaglia la flotta della Serenissima. Si tratta di un segno di continuità con la storica devozione alla Madonna della Salute, la cui figura si staglia in cima alla cupola maggiore della Basilica eretta in voto per la liberazione della peste del 1630. 

Insomma, al vertice della grande cuspide a forma pronunciata di prua, l’immagine della Madonna Immacolata Capitana da Mar la mostra nel suo avanzare nella fede in un pieno e incessante «Eccomi» che la rende Nuova Eva e perciò vera «madre di tutti i viventi» (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica 494 e 149): Ella stessa costituisce infatti «un segno di sicura speranza e di consolazione»  per la Chiesa pellegrina nel tempo (cfr Lumen Gentium 68 e Prefazio della solennità dell’Assunzione).

Aspetti tecnici e contenutistici:

 

Se da una parte l’impostazione principale delle masse è massiccia e solenne, dall’altra la composizione anatomica risulta dinamica sia per la posizione degli arti (gamba destra a segnare il passo ed insieme flessa a calpestare il serpente portando quindi il busto leggermente in avanti) sia per il movimento delle vesti che si dispiegano al vento, alludendo alle vele di una nave che prende il largo.Il panneggio infatti che avvolge la Vergine è volutamente mosso, increspato come le onde, ruvido come la sabbia e la roccia, modellato come se fosse corallo.

A questa struttura maestosa delle vesti si integra la dolcezza e lucidatura dell’incarnato del viso e delle mani. La Vergine quindi è rappresentata come giovane donna dallo sguardo fiducioso e aperto in cui si rispecchia la luminosità del suo «fiat» che brilla come una stella sul mare (come non ricordare l’antico inno «Ave Maris Stella»!).

A questo proposito sarebbe interessante prevedere una illuminazione ai suoi piedi che paragoni la Vergine al faro che illumina la via, un autentico «punto luce» per il popolo di Dio, oltre ad avere la  funzione di conferirle maggiormente una grandiosità nobile e solenne.

PROGETTO SCULTURA INTERNA: Crocifissione di Cristo (“L.I.F.E”), scultura in ceramica sintetica e vetroresina bianca

 

La scultura del Cristo crocifisso viene collocata sulla parete di fondo del Presbiterio in modo da essere il punto di convergenza dell’assemblea liturgica. Sovrastando l’altare che costituisce il centro teologico dell’architettura questo Crocifisso rafforza visivamente l’orientamento della preghiera del popolo di Dio, costituendo «l’oriente interiore della fede» (J. Ratzinger, Introduzione allo spirito della liturgia, Milano 2001, 79) ed esprimendo il senso della speranza pasquale.

L’opera intitolata L.I.F.E. ovvero VITA si inserisce nel più intenso contesto sacramentale eucaristico, lì dove la Chiesa riceve la vita. Il titolo e’ punteggiato rifacendosi alla scritta “I.N.R.I” sovrastante la figura di Cristo ma volendosi sostituire con un concetto positivo di vita per questo dei molti riferimenti neotestamentari i più diretti appartengono ai testi del quarto vangelo:

  • «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna» (Gv 3,14s, cfr 12,32);
  • «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6,51).

Gesù Cristo in croce è infatti l’Innalzato, simbolo di salvezza per tutti gli uomini. Nella sua morte egli si dona per la vita eterna dell’uomo, facendo risplendere l’amore di Dio per il mondo. La sua carne crocifissa irradia la gloria del Padre, nel compiersi del suo sacrificio lo Spirito Santo si diffonde nel corpo ecclesiale e lo vivifica incessantemente.

Per cercare di esprimere l’intensità assolutamente unica e – si direbbe – l’energia dell’atto pasquale, occorre riferirsi alla stagione più antica dell’iconografia della croce, la croce gloriosa del Signore e – icasticamente – al versetto dell’antico inno del tempo di Passione: «Fulget crucis mysterium – risplende il mistero della croce». Nello stesso tempo la cura dell’espressione del volto, che sarà elevato verso l’alto nella consegna estrema al Padre, richiamerà il modello del Crocifisso del Guido Reni, sottolineando così la fisionomia trinitaria dell’avvenimento, come nel definitivo compiersi dell’eccomi pronunciato dal Figlio quando entra nel mondo mediante l’incarnazione (cfr Ebr 10, 5-10). In questo eccomi filiale c’è il legame con l’Immacolata Capitana da Mar, che dice il suo eccomi (fiat) nel Figlio e a servizio della missione del Figlio.

Aspetti tecnici e contenutistici:

 

Dal punto di vista formale la figura di Cristo e’ una scultura bianca che in parte si integra alla Croce dall’altra se ne distacca mediante il movimento delle masse. Alcune parti del corpo si sfaldano come se si disintegrassero al vento evidenziando così l’energia e la potenza della vita che vince la morte.

Il volto, rivolto verso l’alto con lo sguardo al cielo e’ particolarmente dettagliato e costituisce il punto focale della composizione.

Tecnicamente le masse saranno create in ceramica sintetica e resina bianche e trasparente e trattate successivamente con cemento bianco che accentua l’aspetto del pulviscolo/luce.